Associazione di stampo mafioso ex art. 416 bis C.P. - (IL COVID!!!)

28 Novembre 2023

L’associazione di stampo mafioso come il COVID!

Da lungo tempo, dell’art.110 C.P. è diminuita l’utilizzazione perché ormai è diventata “quasi un’istituzione” che quando tre o più persone commettono un reato viene per loro ipotizzato un reato associativo.

Questa aberrazione, per il vero, è molto più diffusa in alcune Regioni meridionali, ancorché l’utilizzo è riservato anche nelle zone settentrionali, ma unicamente considerate come propaggini delle prime.

E non è esagerato chiamarla aberrazione, perché la maggior parte poi di questi processi, quando con calma vengono dissezionati ed analizzati nei lunghi dibattimenti, si spogliano di questa connotazione e i vari imputati vengono assolti o rispondono esclusivamente del reato oggettivamente commesso.

Il fenomeno si è ampliato in Sicilia, Calabria, Puglia e Campania, dove ormai qualunque associazione a delinquere ex art. 416 C.P. unicamente per fattore territoriale viene trasformata in associazione mafiosa.

Ora è pur vero che questi fenomeni delinquenziali hanno per decenni martorizzato i territori di cui stiamo trattando, ma è pur vero che con questo metodo sono state distrutte le vite di centinaia, anzi di migliaia, di innocenti che hanno dovuto rispondere di associazioni mafiose loro attribuite da “improbabili esperti di mafia”.

In Diritto

Non intendiamo in questo scritto affrontare il problema sotto l’impianto elegantemente culturale, bensì intendiamo utilizzare un linguaggio e un parallelismo semplice e alla portata di tutti, affinché si comprenda che è il momento di farla finita: si badi bene non a combattere la mafia, ma a salvare la vita e la reputazione di persone che si trovano a far parte, per motivi di territorio, di ambienti sottoposti a diverse abitudini sociali.

A volte il semplice colloquiare o il prestarsi a svolgere un compito in sé stesso non illegale (o come tale non percepito) da una brava persona, si può trasformare a distanza di anni dal fatto, quando questo fatto si è trasformato, contorto e modificato a seguito del fenomeno del tempo e di fasulle testimonianze rese per evitarsi guai personali.

Per offrire una spiegazione al verificarsi di queste gravi ingiustizie abbiamo preferito, in buona sostanza, utilizzare un tocco di fantasia che non deve mai mancare nell’esame di dinamiche sociali complesse.

Questo è il momento di usare una similitudine.

Abbiamo immaginato che il fenomeno associativo si assimilava ai portatori di COVID, gente malata, non per caso o per scelta, ma avendolo contratto semplicemente girando per le strade, per gli uffici, per gli ambienti chiusi, negli anni scorsi (e certo se non era pazzo non lo voleva!) così come qualcuno, vivendo in stretto contatto e nutrendo interessi intrecciati per motivi di interessi o di lavoro, si trova “mascariato” in un ambiente mafioso.

Ma l’associazione mafiosa non è l’infezione del COVID; quest’ultimo si contrae senza saperlo, magari prestando scarsa attenzione all’igiene o alla distanza o per mera sfortuna, ma associarsi mafiosamente comporta una ben diversa decisione.

Tant’è vero che esistono delle ritualità mediante le quali in modo simbolico e spesso con manifestazioni di sangue o di fuoco, colui che vuole entrare a far parte della famiglia mafiosa deve sottoporsi.

In alcuni processi sembra che una persona, unicamente perché ha compiuto un’azione o ha aderito a una richiesta di un mafioso, senza ben sapere la sua qualifica completa, magari immaginando soltanto che non fosse un gentiluomo ma non sicuramente un delinquente, si trova ad essere accusato di associazione mafiosa anche con il semplice grado di soldato.

In buona sostanza come una persona sana toccando una o più volte una persona infetta di COVID nei momenti di massima infezione, contrae anch’esso il COVID senza nessuna colpa o intenzione, così accade che qualche Inquirente, nella foga di combattere il crimine, accomuni i buoni con i cattivi: secondo taluni è meglio far punire tutti i colpevoli piuttosto che lasciare in pace gli innocenti.

Pagano i buoni per i cattivi!!

Nel frattempo, a distanza di anni dai fatti, con ricordi contorti e indizi appesi a un capello, gente che si è sporcata senza volerlo si trova travolta la vita e spesso distrutta.

Combattiamo la mafia, annientiamola! Ma nessuno sia così disattento nell’estendere la responsabilità altrui a poveri disperati che sono stati semplicemente incauti o sfortunati.

Sia sempre ricordata questa esortazione prima di incriminare, o peggio ancora di condannare, per partecipazione ad associazioni mafiose persone che non ne fanno parte e si sono trovate soltanto intromesse in vicende obbligate dall’ambiente, dal lavoro o dagli interessi in quel mentre trattati.

Avv. Mario De Caprio
L'avvocato De Caprio penalista oltre a essere titolare dell’omonimo Studio Legale con sede a Roma, è da anni avvocato abilitato al patrocinio innanzi alle giurisdizioni superiori; patrocinio che esercita abitualmente assistendo le parti nella predisposizione dei ricorsi e nelle discussioni innanzi alla Corte di Cassazione con sede a Roma.
Ha difeso in circa 70 processi in quasi tutte le Corti d’Assise di Italia.
Ha difeso personaggi molto noti (della finanza, della politica, dello sport e dello spettacolo) anche in procedimenti di grande rilevanza mediatica. Il campo elettivo di attività è il diritto penale d’impresa: ha difeso numerosi amministratori e dirigenti in noti processi penali per reati societari, fallimentari, bancari, finanziari, tributari, informatici, urbanistici, ambientali e doganali..

Penalista Cassazionista

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